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La Biennale a Istanbul: mamma, io sono un barbaro?

Riporto qui sotto l'articolo scritto da Sara Alessandrello per La Compagnia del Relax sulla Biennale di Istanbul. Inaugurata ieri si protrarrà fino al 20 ottobre.

La Biennale di Istanbul giunge alla sua tredicesima edizione. La manifestazione artistica, nata nel 1987, organizzata dalla fondazione IKSV e sponsorizzata da Koç Holding, è oggi tra le più prestigiose insieme a quelle di Venezia, Sao Paolo e Sydney e, mai come quest’anno, assume una connotazione politica, sociale e culturale.

Infatti, come dichiarato dalla curatrice Fulya Erdemci l’8 gennaio, in una conferenza stampa che si è tenuta presso il Campus Maçka dell’Università ITU Istanbul, al centro della manifestazione ci sarà il concetto di spazio pubblico inteso come forum politico.

Le sue parole suonano profetiche e rivelatrici del clima d’allarme rispetto alle azioni intraprese dal governo nelle violenze edilizie e culturali presenti già prima delle vicende di Gezi Park. 

Il titolo della manifestazione è “Anne, ben barbar miyim?”, ovvero: “Mamma, io sono un barbaro?”, in riferimento al libro dall’omonimo titolo, del poeta Lale Müldür. Titolo scelto ben prima dell’appellativo di “çapulcu”, letteralmente “vandalo”, dato da Erdoğan ai manifestanti di Gezi park, dove la protesta si è manifestata anche attraverso forme d’arte inconsuete.

L’idea originaria della Biennale, così politica per la messa in discussione della democrazia nelle sue forme attuali e per la sfida ai modelli di politica economica, pone la riflessione intorno al ruolo odierno dell’arte. 

Il concetto di barbaro si rivela ricco di possibilità esplorative in una realtà in cui è trasversalmente frequente la presenza di minoranze, diversità geografiche, culturali e sociali. 

Per questa ragione fra gli 88 artisti selezionati molti di loro provengono da realtà quali il Sud-America, il Nord Africa, il Medio Oriente e ben 15 artisti turchi.

Se inizialmente si era pensato di collocare le esposizioni in luoghi pubblici della città, quali scuole, tribunali, uffici postali, industrie dismesse, si è poi tornati agli spazi dedicati, data la contrarietà e i difficili rapporti con le autorità governative, che hanno soppresso con la violenza manifestazioni di dissenso in difesa di quegli stessi spazi pubblici.

Le sedi della manifestazione saranno cinque: Antrepo no.3 a Tophane, la Scuola elementare Greca di Galata, le gallerie ARTER e SALT a Istiklal, la galleria 5533 a Unkapanı. 

La lista degli 88 artisti partecipanti è stata comunicata solo oggi durante la cerimonia di apertura, per fare in modo i riflettori non venissero puntati solo sugli artisti più celebri. 

L’ingresso è gratuito, per sottolineare il concetto di spazio pubblico, di forum libero destinato al confronto e alla progettazione partecipata.

Sono partiti con anticipo tanti eventi collaterali, fra i quali anche progetti italiani, come Concrete Unit 2013, collettiva promossa Studio Maffei Milano, in collaborazione con Lalin Akalan, che negli spazi di SumaHan Art Space mette insieme un gruppo di artisti italiani con opere site specific che indagano i rapporti culturali tra Italia e Turchia.

Qualche nome: Masbedo a Corrado Abate, Margherita Chiarva, Federico De Leonardis, Riccardo Murelli, Agostino Osio. Tutti loro invitati a progettare direttamente in loco, utilizzando materiali e tecniche legati all’ambiente e alla cultura locale.