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Mesopotamia!!! (quinta parte)

Lascio il villaggio, come loro che ai primi freddi scenderanno più in basso, mi porto via la voglia di tornare e un sacco di ricordi.
Il mio viaggio prosegue verso l’altro lato del Nemrut.

A 12 chilometri dalla vetta giro a sinistra per la strada che nessuno conosce, ma della quale ho sempre sospettato l’esistenza, verso Eski Kahta.
Dopo i primi 20 minuti di sterrato piuttosto impegnativo per la vecchia Hyundai che mi ha prestato Reis, tiro un sospiro di sollievo quando incontro di nuovo l’asfalto, ma è solo un’illusione: finisce dopo 300 metri.
Attraverso un villaggio adagiato sulle pendici in una conca ricca di sorgenti e coi campi terrazzati gonfi di verde, mi aspetta un’ora di sofferenza su un fondo stradale molto sconnesso, penso invece a quanto si divertiranno Federica e Stefano che tra qualche giorno ripercorreranno queste strade con un fuori strada attrezzato anche per il campeggio libero.
Dopo salti e buche e lavori in corso, stanno allargando e asfaltando la carreggiata lungo i fianchi di tutta la montagna, arrivo ad un ponte selciuchide, ancora in uso, che attraversa il Nymphaios, il fiume delle Ninfe.
A guardare le gole che attraversa e il colore delle sue acque si capisce perché abbia un posto nella mitologia. Impossibile non fare il bagno.
Raggiungo Kocahisar, minuscolo agglomerato di case ai piedi di una fortezza mamelucca del XIII secolo sorta sul sito di una precedente del I secolo avanti cristo. Coperto da fiori e rampicanti c’è il caffé Roma, improvvisamente mi ricordo che in effetti Roma, la nostra Roma caput mundi, è passata di qua.
Il custode, che questa volta come le altre si chiama Mehmet, (mmm…forse Mehmet vuol dire custode) e proprietario del bar mi racconta di storia lontana e recente che riguarda il sito e mi consegna le chiavi per aprire il cancello.
Il sentiero è impervio e faticoso ma arrivare in cima al bastione di roccia che è stato inglobato dal castello, Yeni Kale, è assolutamente appagante: la vista sulla valle e sul vecchio sito di Arsameia cancellano sete e calura estiva.
Riconsegno le chiavi al custode e dopo un paio di chilometri raggiungo Arsameia, capitale della Commagene, fondata da Mitridate I Callinico più o meno nell’ottanta prima di Cristo.
Nell’area archeologica che costituisce il parco ci sono bassorilievi e steli che rappresentano il dio Apollo, chiamato anche Mitra, dio del sole, e Mitridate I che stringe la mano a Eracle. Lascio Arsameia per vedere il ponte romano, costruito da Settimio Severo in onore di sua moglie e dei figli Geta e Caracalla. Il ponte è un’opera che ancora oggi lascia a bocca aperta. Prima di prendere il traghetto per attraversare l’Eufrate, mi fermo al tumulo di Karakus, affascinante nella sua semplicità, eretto da Mitridate per sua madre, una figlia ed una nipote.
Mi imbarco alle otto e trenta, ho aspettato il tempo che basta per attaccare bottone con la metà dei passeggeri, oltre che per vedere il tramonto sulle rive dell’Eufrate.
Tra poco sarò in Mesopotamia, destinazione Diyarbakir.