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Il gran turco -

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24/09/07

Il bagno turco

Oggi pomeriggio mi prendo una pausa, un paio d’ore di relax, vado da Mustafà che gestisce “Sefa”, nel centro storico di Antalya, bagno turco turco per turchi, il più vecchio di tutti, non uno qualsiasi per turisti.

Alla porta ci salutiamo come sempre da vecchi amici, scambiamo qualche parola di fretta anche se è un anno che non ci vediamo, i discorsi e le chiacchiere si fanno meglio dopo.

Lascio nello spogliatoio le mie cose e tutti i miei vestiti, metto intorno alla vita il pestemal, il telo di cotone tipico, lascio anche la chiave, tanto qui non tocca niente nessuno.

Da una piccola porticina passo nella sala riscaldata. Entrando colpisce, prima di tutto, l’odore di pulito, di sapone neutro, poi il caldo e l’umido di questo ambiente ovattato, intimo che ti fa sentire avvolto da qualcosa di grande, ma solo con te stesso.

Cupola_lacompagniadelrelaxnet La luce entra dai piccoli oblò della cupola, i raggi del sole che ne superano lo spessore accendono lungo il loro cammino le particelle di vapore in sospensione, dando alla sala un chiarore diffuso. L’ambiente è silenzioso, sento ogni goccia d’acqua che i vecchi rubinetti lasciano cadere seguendo un ritmo tutto loro nei bacili di marmo nelle stanze che stanno agli angoli della principale, quella dove sono io: me la sto godendo steso sui marmi caldi da Sefa, il bagno turco più vecchio di Antalya.

I suoni si diffondono dovunque, rimbalzano sulle pareti, anch’esse di marmo, impossibile distinguere da quale direzione provengano, la volta li riflette ancora, sembra fatta apposta per dare un’acustica particolare: parlare con un tono normale di voce trasformerebbe questo posto in un chiassoso corridoio scolastico all’intervallo, il riverbero obbliga a tenere la voce bassa, a mantenere l’intimità.

Sefa_lacompagniadelrelax Tra una goccia e l’altra i pensieri si rincorrono, il tempo non conta, l’orologio della mente non serve più.  Poco a poco sento le tensioni sciogliersi, ascolto il mio corpo apprezzare il piacere del calore che all’inizio sembrava insopportabile, i 38 gradi e l’umidità ammorbidiscono la pelle e la mente, riaffiorano immagini, riflessioni e ricordi dispersi da secoli, tutto viene a galla senza un filo conduttore, l’unico nesso è la  psichedelia della coscienza, ridacchio: come avrà fatto a tornami in mente quella festa, il mio amico Franzo sempre sorridente, quella camminata, il volo in deltaplano, quest’estate mi hanno chiamato “deltasauro”, Tatvan... forse non sto pensando, sì, non sto pensando, sto sognando!

Sudo.

Ogni poro produce una goccia, goccia che cade e suona la sua nota ripetuta in mille riflessi.

Mi sciolgo.

Il tempo scorre, un minuto… cinque… che importa?

M i  r i l a s s s s o.

Dormo.

Sogno più profondamente, una cascata… una cascata?! No, hanno aperto un rubinetto, non sono più solo: è entrato un signore, come vuole la tradizione si siede vicino ad un bacile, si lava, si strofina. Lo sento ma non lo guardo, non mi disturba, sono riemerso da uno stato in cui ho perso completamente la misura del tempo. Avevo un impegno stasera? Forse non era stasera. Mi riappisolo.

La cascata urla il suo correre: “Niagaraaaaa”…ci sono stato…ci penso…24 anni fa…come passa il tempo!

Un animale sulla spalla?! No, è la mano del massaggiatore, mi chiama, è ora!

Mi alzo piano, vado in una delle stanze laterali, altro marmo, mi stendo, richiudo gli occhi, questa volta per non vedere il sorrisetto dell’omone che sembra uscito da una vignetta di Coplu. Sappiamo tutti e due cosa mi aspetta. Si infila un guanto ruvido, il keser, per cominciare a rasparmi via la pelle. Dopo avermi grattato e rigirato, con una bacinella di rame mi getta acqua addosso per risciacquarmi, sembra che sappia dirigere ogni goccia in modo assolutamente preciso: non una mi arriva in volto.

Prende una specie di federa, ci mette dentro un sapone, la immerge nell’acqua calda e ci soffia dentro per gonfiarla. La strizza passandomela sul corpo, generando una montagna di schiuma, che usa per lavarmi e far scorrere le mani sui muscoli, sarebbe piaciuto anche a Gaber.

Mi conosce, sa che non sono un turista qualsiasi, vengo qui da anni, sa che non mi lamento e ho l’allenamento necessario a ricevere un massaggio turco, piuttosto energico, bisogna essere abituati per apprezzarlo appieno e io per fortuna sono “ben allenato”, in più applico alla lettera il consiglio del mio Maestro al Monastero Zen “Il Cerchio” che al corso di ZenShiastu, usando un’espressione cara alla tradizione orientale, sosteneva: “Bisogna saper ricevere un buon massaggio: bisogna saper stare senza fare assolutamente nulla, come lo stracchino sul pane”. Non penso a nulla, il mio corpo è assolutamente…AAAAAAAHHHHHH chemmmmaleeee!!! rilassato stavo per dire! Al terzo passaggio non sento più dolore, si vede che ci voleva, drago di un turco: sa proprio dove mettere le mani per sciogliere le tensioni, ora veramente non sento più nulla. Per la verità mi pare di non sentire più nemmeno la gamba! Oddio, ora passa all’altra…mmm…questa va meglio. Forse mi riesce meglio anche fare la parte dello stracchino. Sempre il mio Maestro diceva che alcune scuole giapponesi sostengono che il benessere si raggiunge attraverso il dolore, forse è vero, devo farmi dare il nome della scuola, così non ci vado. Ho camminato molto in questi giorni, probabile che sia per quello che le gambe soffrano la morsa d’acciaio di Keiser Soze, chissà cosa crede che abbia fatto alla sua famiglia.Verbal_kaiser_soze Ora è ai glutei…provate voi a dimenticarvi di avere un muscolo mentre ve lo strizzano, stirano, battono con una mano che è un pestacarne a vedere se riuscite a lasciarlo fermo e immobile, come se neanche fosse vostro! Ora la schiena, che bello. Quando arriva alla zona delle scapole perdo la sfida, vorrei che ci fosse qui anche il mio Maestro, scatto come un’anguilla, aiutato dal sapone, dalla bocca mi esce un rantolo mentre cerco di dire qualcosa in turco, niente da fare: una manona mi blocca sul marmo, l’altra finisce il lavoro. Non ricordo più perché sono venuto a “Sefa” il bagno turco più vecchio di Antalya, non per turisti, ma per turchi veri. Ce l’ho fatta, ho resistito fino in fondo al massaggio senza urlare, senza urlare troppo forte almeno.

L’omone mi fa sedere, mi risciacqua dal sapone e mi lava, quasi come un’amorevole mamma, mi sa che ha qualcosa da farsi perdonare!

Mi attendono gli asciugamani caldi e un meritato çai, prima di passare ad altre sapienti mani che questa volta mi massaggeranno con l’olio.

Questa è una concessione fatta ai pochi turisti che vengono qui. La pelle esfogliata di fresco e lavata per bene ha sete di nutrimento, l’olio erbalizzato è la ciliegia sulla torta di un pomeriggio dedicato alla tranquillità e al relax. Sul lettino mi lascio trasportare dai profumi dell’olio, dai movimenti del massaggiatore, questa volta molto più leggeri, lungo i muscoli ormai di burro. Ci sa fare: scorrimenti veloci e rapidi, percussioni, stiramenti e coppettature, mi fanno ancora una volta entrare e uscire da uno stato di sonno-veglia ricco di pensieri non concatenati.

Ora è il momento di rivestirmi.

Prima di andare chiacchiero con Mustafà, il gestore del bagno turco. Parliamo un po’ dell’estate trascorsa. Quando il primo massaggiatore passa a salutarmi ridacchiando, mi chiede com’è andata, rispondo che mi sento un uomo nuovo! “Eh, mi dice, fino agli anni novanta il massaggio turco era più duro di adesso: torsioni, leve, stiramenti, poi sono arrivati i turisti a lamentarsi, ed anche i turchi hanno imparato che ci sono massaggi più leggeri eppure ugualmente piacevoli” “Lo so” dico io “a Istanbul frequento un bagno turco, turco, per turchi, ancora vecchio stile: Alì Pasa Bostan Hamami”. Lì il massaggiatore conosce tutte le mosse dell’Uomo TigreLuomo_tigre e ti sbatte come un straccio, chiedete a Luca qualche faccina più in là. Gli unici stranieri che ci vanno sono miei amici, Hasan alla porta li riconosce perché pronunciano la frase salvavita “Siamo amici di Enrico” così ci vanno più leggeri. Ricordo ancora la prima volta che ci sono stato: mentre mi lavava, con un’espressione da “Il mattino ha l’oro in bocca”, il massaggiatore mi indicava come stavano ‘annodando’ gli arti di un altro cliente e mi diceva “Vedi?! Dopo tocca a te!”.Jack_nicolson_shining_2

Tra qualche giorno ci ritorno.

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