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Il gran turco -

01/09/08

Ramadan

Inizia oggi il periodo più rappresentativo per la fede islamica. Chi pratica il Ramadan non mangia e non beve dall’alba al tramonto, non fuma nemmeno. Molti pensano che questi 28 giorni siano un periodo di sofferenza e privazione, in realtà non è così. Durante questo mese le famiglie si recano a trovare amici e parenti al calar del sole quando si può rompere il digiuno insieme, per una sorta di cena di Natale ripetuta per un mese!

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27/08/08

Diyarbakir (sesta parte)

Ho attraversato l’Eufrate!

Basta il nome per rievocare ricordi lontani, nati quando eravamo sui banchi delle elementari. Nessuno sapeva dov’era il luogo-mito del quale il fiume segnava i confini insieme al Tigri. La Mesopotamia tanto affascinante e irraggiungibile, per forza: non si sapeva né dov’era né come andarci. Il mondo allora mi sembrava enorme e mi sentivo rassegnato a dover rinunciare a vedere certi posti che dovevano essere incredibili.
Invece eccomi qui!

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18/08/08

Mesopotamia!!! (quinta parte)

Lascio il villaggio, come loro che ai primi freddi scenderanno più in basso, mi porto via la voglia di tornare e un sacco di ricordi.
Il mio viaggio prosegue verso l’altro lato del Nemrut.

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31/07/08

L'albergo del Sole (quarta parte)

L’albergo del Sole, Günes hotel, si adagia su un lato della piana in prossimità della vetta del Nemrut. La sua struttura massiccia ricorda i grandi rifugi sulle nostre Alpi, anche questo è fatto per resistere alle avversità del tempo. Da qualche anno a questa parte è gestito da Mehmet, durante l’anno fa l’insegnante elementare in un piccolo villaggio a 50 chilometri da Malatya, sale fin quassù per la stagione estiva, isolato dal mondo, solo ogni tanto c’è il campo per ricevere qualche sms, fare prenotazioni dunque è quasi impossibile, impossibile quasi come trovare tutto pieno: di solito si sale al Nemrut passando dall’altro lato della montagna, da Kahta, pochi sanno che si può fare agevolmente da qui e che da qui si può girare intorno alla vetta, godendo di uno spettacolo unico.

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27/07/08

Dalla Collina dei Leoni alla cima del Nemrut!!! (terza parte)

Esco dall’albergo presto, verso le otto, la luce è già intensa e è caldo.
Con la solita perizia che serve per seguire le indicazioni stradali che non ci sono, raggiungo Arslantepe, la Collina dei Leoni, a una decina di chilometri fuori Malatya, è un sito poco visitato ma carico di storia. Alcuni dei reperti più belli ritrovati qui sono ad Ankara al Museo delle Civiltà Anatoliche. . Roba che se la guardi ti torna in mente la foto che c’era sul sussidiari delle elementari!

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26/07/08

Malatya e le albicocche (seconda parte)

Mi sveglio, ho dormito come un sasso.
La temperatura al mattino è fresca, molto, accendo il riscaldamento al minimo per mitigare l’aria che
entra in auto, siamo a 1700 metri di altitudine ed è normale che all’alba faccia freddo.
L’ultima volta che sono stato a Malatya era il 1991, ci ero arrivato in autobus,sempre partendo da
Uçhisar, dopo 9 ore di un viaggio terribile, culminato in una sosta di 2 ore a Kayseri. Arrivai a destinazione alle 6 del mattino, alla “otogar”.  Allora era solo un piazzale polveroso, dovetti aspettare lì per 2 ore, fino all’apertura dell’ufficio del turismo per poter salire fino al Nemrut dagi con un minibus scassato. Ricordo il volume altissimo del televisore che calamitava gli sguardi dei presenti: c’era un uomo disperato che, affranto a causa di una enorme pena d’amore, si rotolava giù per una collina, cantando una melodia così straziante che solo una persona in preda ad atroci dolori in punto di morte sa fare.
Ora tutto è cambiato: la strade sono notevolmente migliorate e le stazioni degli autobus sono organizzate alla perfezione, belle, luccicanti di marmi, quella di Antalya sembra la Malpensa, mentre a Istanbul Esenler è grande come il Meazza, all’interno una fermata del metro e le biglietterie, fuori binari di partenza dei bus disposti a raggiera, quasi 200 binari di partenza!

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23/07/08

Verso la Mesopotamia (prima parte)

Parto!
Lascio Uçhisar, questo ombelico del mondo e parto.
Mi dirigo all’est, quasi avessi scelto la strada da fare tracciando una riga col righello.
Voglio andare fino a Mardin, un posto magnifico, carico di intensità.
Passerò velocemente attraverso Kayseri, la vecchia Cesarea, per andare a Malatya, il paese delle albicocche.
Sono quasi le sei, il tramonto inizia a dare pennellate di colore alle rocce che fino a ora erano quasi grigie, è l’ora che mi piace di più qui in Cappadocia: avrò fotografato il castello un milione di volte. Il cielo, le nuvole, i piccioni sembra che si mettano d’accordo per inscenare ogni giorno uno spettacolo diverso fatto di forme, colori e movimento. Percorro la strada che arriva fino ad Avanos passando davanti a Göreme, ai camini delle fate, al contrafforte di roccia traforato di Çavuşin.
Giro a destra verso Kayseri, ora l’Ercyes, uno dei vulcani che ha originato la Cappadocia, coi suoi quasi 4000 metri mi indica la direzione giusta. Arrivato alle sue pendici gli giro intorno e comincio a salire sull’altopiano anatolico.
Gli spazi che si attraversano danno l’idea perfetta di questa piatta altitudine. Non abbiamo negli occhi queste sterminate distese per poterle raccontare facilmente. Lungo la strada che sale fino ad un passo di 1800 metri, tutto è coltivato, si vedono qua e là le tende dei nomadi che piano piano falciano e raccolgono il grano. Incontro 4 villaggi nei primi 200 chilometri del mio viaggio.
Mi fermo a dormire poco prima che faccia buio: non è saggio viaggiare di notte, è facile incontrare animali sulla carreggiata. Di notte questi campi assolati guadagnano una vita che durante le ore calde non c’è: greggi e pastori, mucche, cani, carretti senza luci si spostano intersecando i loro sentieri con auto e camion.
Preferisco un piccolo motel che sembra uno chalet alpino per passare una notte tranquilla.
Andrò a letto presto e domattina mi alzerò all’alba per battere il caldo e godere di un altro spettacolo di luce e colore.

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09/07/08

Uçhisar è in Cappadocia sull'isola di Tonga

Uçhisar, il centro del mondo.
Spesso mi hanno chiesto come faccio a passare tutta l’estate a Uçhisar, 3.000 anime, la tranquillità più assoluta.
Un amico turco una volta si lamentava dicendo: “Pensa! Qui in paese non c’è nemmeno un ristorante per i turisti!” Gli ho fatto notare che quando mi chiedono un consiglio su dove stare a dormire in Cappadocia dico “Venite a Uçhisar: non c’è nemmeno un ristorante per turisti!”

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07/04/08

Le avventure di un fortunato uomo distratto

Domenica scorsa, dopo 2 settimane in giro per la Turchia, sulla costa Licia e a Cipro, sono uscito a cena a Istanbul con Vania e Marco. Dopo aver tirato tardi al ristorante, hanno un irresistibile bimbo di 2 anni che fa impazzire di gioia tutti i turchi, li riaccompagno in hotel a Sultanahmet e prendo il taxi per Beyoğlu, il quartiere al di là del Corno d’Oro dopo il ponte di Galata.
Questa volta ho deciso di dormire nel mitico Chill Out Hotel Café, dove ero stato per un mese intero quando studiavo turco all’università. Il ragazzo che fa il portiere di notte è lo stesso di 2 anni fa, chiacchieriamo per un po’, cerco ancora una volta di fargli capire cosa faccio, questa volta anche con l’ausilio di audiovisivi ;) accendo il computer e gli mostro le foto dell’ultima settimana di eventi dedicata alla Turchia che ho organizzato a Torino, mostra di fotografie e kilim, le foto degli incontri e dei concerti. Poi mi collego a internet e comincio a lavorare, rispondo alle mail, scrivo un articolo sul turismo equestre in Cappadocia e … suona il telefono … una e mezza di notte …
“Efendim?!? … Ciao Aziz, how are you??” riconosco subito la voce, ho incontrato Aziz e sua moglie 2 anni fa a Şanliurfa, città affascinante al confine con la Siria, la città di Abramo. Aziz ha una piccola pensione immacolata, così pulita che quando mi sono accorto di aver lasciato un’impronta sul pavimento del bagno mi sono sentito in dovere di pulire il pavimento.
Ci siamo sentiti spesso d’estate: io gli mando i viaggiatori che sono diretti dalle sue parti e lui dà il mio numero a chi viaggia per la Turchia.
Questa volta non l’ho avvisato che ero tornato e penso “Ma guarda un po’ Aziz! Si vede che ogni tanto prova a chiamarmi per vedere se sono in Turchia”
Questa volta non l’avevo avvisato del mio viaggio.
”Come stai? ...”
”Bene, grazie!” carino che mi ha chiamato per sapere come sto!
“Si, sono a Istanbul” e io che non ho trovato in 3 settimane il tempo per fargli un pronto e salutarlo :(
Ma come fa a sapere che sono a Istanbul??
”Enrico, hai perso il telefono!?”
Mi chiede se ho perso il telefono …eh eh…fulminato di un turco…
”No Aziz, non ho perso il telefono, mi stai chiamando!!!”
”No no, hai perso il telefono!!!”
Caspita!? Mi viene qualche dubbio: con cosa sto parlando allora? E’ proprio il telefono!!!
”Aziz, che dici?!?!”
“Segnati questo numero 0535….”
”Perché?” chiedo io piuttosto incuriosito e Aziz mi spiega che il tassista che mi ha dato un passaggio ha trovato il mio telefono in auto (AAAAAHHHHH il mio telefono nuovo, ultimo modello, con i miei 700 numeri di rubrica non ancora memorizzati in agenda), lo ha acceso e ha trovato il nome di Aziz, il primo con un numero turco, lo ha chiamato nel cuore della notte spiegando di aver dato un passaggio a un tipo italiano con pizzetto e codino che abita in Cappadocia.
Così Aziz ha capito di chi stava parlando, mi ha chiamato, io ho richiamato il tassista che alle 2 di notte mi ha riportato il telefono.
Cosa posso dire? Sono fortunato ad incontrare persone eccezionali!!!

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23/01/08

La mia Vita

La mia Vita non sarebbe stata speciale se il Destino non si fosse soffermato a presentarmi persone che, all'istante o col passar del Tempo, si sono rivelate essere eccezionali.

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